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Fabio Zanello - Hashish & Islam.Tradizioni e consumo, visioni e prescrizioni nella poesia, nella

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Lo studio di Zanella parte da una premessa: nell’800 a lungo si è ritenuto che l’uso dell’hashish, da cui deriva la parola assassino, fosse comune ad una setta che in verità praticava solo l’omicidio. Tuttavia già nel Medioevo nel mondo islamico vi è stato un scontro tra proibizionisti e antiproibizionisti tanto comune oggi nel mondo occidentale.Il lavoro di Zanello ha origine dalla sua permanenza a Londra sul finire degli anni ’80 e frequentazione dello Shanti Sadan Center e con materiale e intellettuali orientali.Così il Nostro viene a conoscenza che un primo riscontro della canapa è il termine bhang  che si rintraccia nei Veda.Anche Panini celebre grammatico indiano del 300 cita  bhang  . Nella cultura zoroastica persiana è lo stesso presente.  E’ certo che il termine hashish in  arabo vuol dire erba e non è rintracciabile  nel Corano. Vi è comune la convizione che la canapa abbia origine indiana e secondo Ali b.Makki (secXII.XIII) esso rallegra dalle preoccupazioni.Viceversa il teologo Abd al-Hamil è tra i più critici oppositori. Vi è poi un altro ramo di fonti, come quelli della mistica islamica:  i sufi , che ne facevano uso per raggiungere l’estasi. Pere la preparazione si prendevano le foglie di  qinnab ,che venivano ammorbidite nell’acqua e pestate , finché si riducevano ad un unguento liquido odoroso di colore verdastro, che quindi veniva tostato  essiccato e tagliato in pezzettini verdi.

Pertanto veniva spesso chiamato la “verde”.Centinaia sono però i soprannomi dell’hashish, collezionati talora dai giudici che ne perseguivano l’uso.Pericoloso era comunque l’uso di quantitativi di pù di tre grammi che poteva portare all’incoscienza “ essiccamento della mente”.La pena per i mussulmani era uguale a quella di chi usava il vino: dopo 4 volte , la morte. Inoltra l’Hashish andava consumato puro, come anche ampio dibattito concerneva il suo rapporto col divorzio.Il giuramento del vincolo certo non poteva avvenire sotto l’effetto di stupefacenti di alcun genere.Fabio Zanello   (Roma, 1963), si è laureato il Lettere all'Università «La Sapienza» di Roma. In Italia e all'estero ha condotto studi su testi di René Guénon, Ananda C. Coomaraswamy e Titus Burckhardt. Suoi racconti e articoli sono apparsi sulle riviste «Erre!», «Zero in Condotta», «Blue», «l'Ostile» e «'tina». Nel 2003 ha pubblicato per Castelvecchi il saggio antologico Hashish e Islam.

Casa Editrice: Castelvecchi
Collana: Memo
Pagine:
Anno:
Prezzo: 9.00 €
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